Psicologia – Medicine alternative, perché le scegliamo

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La medicina moderna occidentale ha sviluppato negli ultimi decenni terapie e tecniche avanzate che hanno permesso di guarire molte malattie o di gestirle prevenendo la morte, aumentando di molto la durata della vita media. Nonostante questo, si è assistito nello stesso tempo, sia in America che in Europa, a un crescente ricorso alle medicine alternative, sia a completamento che al posto della medicina ufficiale.

Ma cos’è la medicina alternativa? È difficile riuscire a definirla, poiché sotto questo nome viene accomunato un numero vario di terapie anche molto diverse tra loro, per riferimenti culturali, basi teoriche, sostanze impiegate, ecc. …: dall’omeopatia alle medicine orientali, dagli interventi parapsicologici all’iridologia. Per questo è preferibile usare il termine “medicine alternative”.

In sostanza, che cosa distingue le medicine alternative dalla medicina scientifica occidentale? Molte delle nostre percezioni, conoscenze e convinzioni sono ingannevoli e distorte. La discriminante tra i due tipi di medicina di cui stiamo parlando sta proprio nel fatto che quella occidentale, proprio per non cadere nelle trappole appena esposte, compie un sistematico e oggettivo accertamento dell’utilità dei suoi tentativi terapeutici, che vengono perciò sempre sottoposti a verifica sperimentale. In questo modo vengono considerate valide solo quelle terapie che hanno dimostrato nel tempo, rispetto a gruppi di controllo, di essere efficaci in maniera superiore ad una pura casualità.

Ma è possibile dunque spiegare il ricorso alle medicine alternative solo come conseguenza dell’ignoranza o della diffusione del cosiddetto “pensiero magico”? Probabilmente no. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che l’utilizzo di questi sistemi alternativi, maggiore nelle persone di cultura media, serve per rispondere soprattutto a una esigenza di affermazione della propria soggettività, gravemente ignorata dalla pratica medica attuale. Vengono rivendicate la propria capacità di valutazione e giudizio, il proprio potere decisionale, le proprie scelte. Anche il fatto che queste terapie vengano pagate di tasca propria e non offerte dal Sistema Sanitario Nazionale, può essere vissuto da alcuni come un modo per gestire in prima persona il rapporto terapeutico, in una condizione di parità e non di subordinazione.

La grande diffusione delle terapie alternative sembra dunque essere un tentativo di recupero della propria soggettività e di rifiuto dell’omologazione della medicina ufficiale, dispensata a tutti in maniera interpersonale. In realtà l’affermazione della propria individualità è più fittizia che reale, dato che passa attraverso l’adesione alle mode e quindi attraverso una nuova forma di omologazione. Inoltre molte di queste proposte terapeutiche richiedono spesso un’adesione acritica.

Dobbiamo dunque riportare la nostra attenzione alla medicina tradizionale: essa tutt’oggi ignora la globalità della persona come essere non solo fisico ma anche psicologico. A questo riduzionismo si accompagna la mancanza di coinvolgimento del paziente nella comprensione della malattia, nella scelta terapeutica e nella sua realizzazione. Quando invece tale coinvolgimento è presente, il ricorso alle medicine alternative è di gran lunga minore. È solo dalla costruzione di un rapporto di reciproca collaborazione tra medico, personale sanitario e paziente che può derivare la fiducia rinnovata nella nostra medicina.

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